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Edoardo Bennato incanta Troia e le dedica canzoni di riflessione Stampa E-mail

ImageTroia Canta dell’amarezza della guerra, del difficile rapporto tra Occidente e Paesi poveri, dei politici che vanno avanti con slogan d’effetto, o dell’America che copre con le «urla» delle armi tutte le sue ricchezze. Edoardo Bennato ha chiuso in grande stile la tre giorni dedicata alla festa dei Santi patroni del Comune di Troia: Eleuterio, Urbano, Secondino, Ponziano e Anastasio. Con la chitarra a tracolla e l’armonica a bocca, il menestrello di Bagnoli ha rispolverato alcuni dei tanti successi musicali che hanno contraddistinto la sua carriera artistica; una carriera iniziata negli anni settanta con l’album “Non farti cadere le braccia” e che di recente lo ha visto collaborare con Alex Britti per “Notte di mezza estate”. Bennato, quindi, anche nella sua tappa pugliese non si è lasciato sfuggire l’occasione per denunciare, far riflettere e dire ciò che pensa su temi scottanti come appunto quello della guerra o della politica.

 Il concerto, infatti, ha avuto come sottile filo conduttore il delicato tema dei conflitti cantato sotto variate sfaccettature. Ma Bennato ha anche inneggiato alla «fantasia» e alla «voglia di volare» che diventano strumenti indispensabili per superare le angosce, le durezze della vita quotidiana o delle dittature che «spengono la radio». E le parole di “Edo” hanno tratto maggior forza ed energia attraverso le immagini di vecchi filmati che scorrevano su un maxi schermo posizionato alle sue spalle. Il cantautore dei campi Flegrei, dunque, ha fatto un tuffo nel passato tirando fuori dal suo personalissimo juke-box brani come “L’isola che non c’è”, “La torre di Babele”, “Mangiafuoco”, “Il gatto e la volpe”, “La Luna”, “Il rock di Capitan Uncino”, “Sono solo canzonette”, “Tu vuoi l’America”, “Sbandato”. Suggestivo e provocatore, Edoardo Bennato in alcuni pezzi è stato “abbandonato” dal suo affiatato gruppo per restare solo e dare sfogo al suo talento di menestrello. E così, con chitarra, armonica a bocca e tamburello a pedale ha dato origine ad un viaggio nei fantastici itinerari di Peter Pan e di Pinocchio, prendendo in prestito il linguaggio delle fiabe per raccontare un mondo «che dovrebbe – ha detto il cantautore dal palco – guardare con più attenzione agli altri, in modo particolare alle persone che vivono nei Paesi più poveri».

Articolo di Emiliano Moccia
Fonte: ilmeridiano.info

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