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Nasce il partito del rock Stampa E-mail

I ds preparano una legge regionale sulla musica 

Spazi e soldi per poter suonare e nuove possibilità per i giovani di fare esperienze all’estero

FIRENZE. E in Toscana sta per nascere il partito del rock. Fondatore: Enzo Brogi, ex sindaco di Cavriglia, un comune di 7mila anime tra Siena e Arezzo, consigliere regionale e sopratutto amico di cantanti, da Jovanotti a Piero Pelù. Brogi ha lanciato l’idea di una legge sulla musica per valorizzare, dice lui, «il popolo dei musicisti, degli autori e cantanti di canzonette». Il “la” lo ha dato proprio Jovanotti che, intervistato da Brogi per «La Città diffusa», mensile dei Ds toscani, ha lanciato un avvertimento ai politici: non riducete la Toscana «ad una specie di Disneyland per signore americane».
Jovanotti teme una regione ferma a cinque secoli fa, trasformata in un museo, cartolina stupenda ma morta. Occorrono invece «segni di contemporaneità». Via allora con la musica. Chitarra e melodia. Piazze piene di concerti. Case del popolo dove alla briscola si sostituisce il rock.

Articolo di Mario Lancisi per espresso.repubblica.it 

Canzonette e compagni. Così il Brogi ha pensato bene di fare una legge regionale «per valorizzare le attività musicali, favorire la formazione professionale, promuovere nuovi talenti, riconoscere e sostenere il ruolo dell’associazionismo senza fini di lucro, dare eco fuori regione all’immagine della musica popolare toscana». Qualcuno nei Ds ha storto il naso: «Una legge sulle canzonette? Andiamo, compagni, ci sono cose più serie…». Brogi non si è perso d’animo. In fondo alle obiezioni sulle canzonette ci è abituato. Quando era giovane e sognava di suonare la chitarra come Bob Dylan, in casa il babbo mugnaio e la mamma casalinga lo gelarono: «Enzo, è una perdita di tempo. Pensa piuttosto a studiare…».

Legge sulla musica. Aiutato da alcuni musicisti toscani come Pelù, Jovanotti ed Enriquez Gretti della Bandabardò, Brogi ha organizzato un convegno per lanciare la proposta di una legge regionale sulla musica (la Toscana sarebbe la prima regione a vararla), al quale hanno partecipano musicisti e organizzatori di eventi musicali, nonché il sottosegretario ai Beni Culturali Elena Montecchi e il presidente della Regione Claudio Martini. Un successo insperato, oltre duecento persone. Ad un certo punto hanno dovuto chiudere le porte della Regione per sala strapiena di musicisti e chitarre, melodie e canzonette.

Non sono solo canzonette. Dopo l’insperato successo, anche i diessini più riottosi si sono ricreduti. Così Brogi e il suo stuolo di cantanti rock, da ieri si sono messi al lavoro per redigere in tempi brevi la legge e farla votare dal consiglio regionale. Persino il presidente Martini, che predilige più Mozart che Jovanotti, ha dato la sua benedizione politica. Anzi, anche lui si è aggregato al popolo rock lanciando anatemi politici contro i colleghi poco attenti alla musica. E’ proprio il caso di dire che, con buona pace di Edoardo Bennato, non sono solo canzonette. «E’ musica con la “m” maiuscola. E’ cultura. La legge nazionale sulla musica del 1967 contiene una grave discriminazione verso le musiche popolari, definite extracolte, musiche commerciali e quindi non apprezzabili in termini di intervento pubblico. Io vorrei che quando un giovane presenta il suo curriculum potesse inserire, oltre al titolo di studio, alle lingue e all’uso del computer, anche la conoscenza della musica», si accalora il Brogi.

Anche il segretario regionale dei Ds Andrea Manciulli è convinto della necessità «di integrare l’offerta culturale ‘classica’ con altri generi, come la musica, in grado di appassionare i nostri cittadini e di formarli alla cultura fin da giovani, di stimolare la loro creatività».

Finalità della legge. D’altra parte la Toscana è terra di eventi musicali: da Arezzo Waye a la musica dei Popoli, da Pistoia Blues, a Siena Jazz. E di cantanti: oltre a Pelù, alla Bandabardò e Jovanotti, ci sono anche Irene Grandi, Nada, i Negrita e numerosi altri, meno noti, a sponsorizzare una legge regionale per la musica. Che avrà tre finalità, spiega Brogi al Tirreno. La prima è quella di trovare nuovi spazi per chi vuole fare musica: parrocchie, case del popolo, circoli. Basterà avere un progetto serio e la Regione darà contributi economici per suonare musica. Le altre due finalità riguardano la creazione di vetrine in cui i giovani musicisti possano mettersi in mostra e la possibilità di favorire Erasmus per la musica, in modo che i musicisti toscani possano andare all’estero per fare esperienza.

E intanto molti giovani bussano alla porta di Brogi: chiedono aiuto, referenze, contatti. «Siamo davvero un popolo amante del rock e della musica in generale», gongola l’ex sindaco di Cavriglia. Altro che Disneyland…Il “la” lo ha dato proprio Jovanotti che, intervistato da Brogi per «La Città diffusa», mensile dei Ds toscani, ha lanciato un avvertimento ai politici: non riducete la Toscana «ad una specie di Disneyland per signore americane».

Jovanotti teme una regione ferma a cinque secoli fa, trasformata in un museo, cartolina stupenda ma morta. Occorrono invece «segni di contemporaneità». Via allora con la musica. Chitarra e melodia. Piazze piene di concerti. Case del popolo dove alla briscola si sostituisce il rock.

Canzonette e compagni. Così il Brogi ha pensato bene di fare una legge regionale «per valorizzare le attività musicali, favorire la formazione professionale, promuovere nuovi talenti, riconoscere e sostenere il ruolo dell’associazionismo senza fini di lucro, dare eco fuori regione all’immagine della musica popolare toscana».

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